Storia segreta del cinema italiano – Alberto Grifi

Storia segreta del cinema italiano

“Mio padre faceva questo mestiere e pure mia madre e le mie zie che suonavano pianoforte e violini nei cinema quando il cinema era muto… giravamo i titoli dei film americani in una cucina. Oltre alla macchina da presa e al carrello, c’era un tornio, una fresa, perché … durante la guerra le fabbriche erano state bombardate, non c’erano più attrezzature, non si trovavano più i macchinari… bisognava farsi tutto da soli. Ho cominciato a lavorare a cinque anni , e tutto questo… come dire…. mi ha aiutato a costruire alcune certezze, se non altro quella di saper maneggiare al buio la pellicola, far girare un pezzo d’ottone su un tornio e sagomarlo, farlo diventare una filettatura per gli obiettivi… Insomma nessuna vocazione, nessuna chiamata, nessuna missione… Poi, siccome si cresce, a un certo punto ho sentito la necessità di uscire da quella cucina e darmi un’occhiata intorno. Me lo dicevano tutti, bisogna andare a trovare Zavattini! Che era il pronto soccorso del cinema italiano! La presa di coscienza!
Così, frequentando il suo salotto, mentre inseguivo con la Vespa le dive americane per Via Veneto perché facevo il paparazzo o il fotografo dei pittori, di aereoplani o di moda, scoprivo che questo mestiere poteva anche diventare un modo di veder più chiaro là dove gli altri non volevano guardare, instupiditi dal post bomba atomica e infognati nella miseria del boom economico, quando in ogni casa c’era il frigorifero ma vuoto perché a nessuno avanzavano i soldi per comprare da mangiare… quando la Celere di Scelba sparava sui lavoratori che scendevano in piazza perché chiedevano pane e lavoro…. insomma valeva la pena di continuare a fare questo mestiere, purché “il cinema sia capace di cambiare la vita con coraggio, con la lotta appassionata, perché è la vita che dobbiamo costruire…”.
Una frase, quasi uno slogan, che quel gran vecchio, Zavattini, ripeteva ossessivamente saltando fino a tardi sui divani e disturbando il vicinato. Una specie di avvertimento per me, un presagio duro come la verità: infatti anni dopo ho capito alcune cose fondamentali della vita proprio in galera, cose che nelle scuole di cinema non si sognerebbero mai di insegnare…”

Alberto Grifi, “Dai cinegiornali liberi di Zavattini ai “videoteppisti” che documentano le lotte contro la globalizzazione”, Alias n°48, 9 Dicembre 2000.

Nel ’64 con Gianfranco Baruchello, lavora a “Verifica Incerta”: un collage cinematografico di film hollywoodiani famosi rimontati pensando al Dada; presentato per la prima volta a Parigi suscitò l’entusiasmo di Marcel Duchamp, Man Ray, Max Ernst e l’ostentato disprezzo di molti famosi critici cinematografici italiani. John Cage, entusiasta della colonna sonora, lo presentò al New York Museum of Modern Art. Questo metodo di montaggio, questo “detournement”, fu ereditato da “Blob” molti anni dopo.

Michele Capaldo

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