Onolatria

Forse la più antica raffigurazione della crocifissione è proprio questo graffito, un’immagine incisa nell’intonaco di un’aula di un Paedagogium sul colle Palatino a Roma.
Vi si vede una figura crocifissa ripresa di spalle. I piedi dono poggiati ad una piccola sbarra, la testa girata di lato. Su quel lato leggermente più in basso, ci è un giovane uomo con la mano protesa in gesto di adorazione. In una iscrizione greca dell’ortografia scorretta si legge, “Alexamenos sebete theon ‘ ovvero “Alexamenos venera il suo dio”. L’immagine risale al III sec. d.C., o forse di poco anteriore. Fin qui nulla da ridire se non che la testa della figura crocifissa è quella di un  asino.
Il tutto fa pensare ad una irrisione di un osservatore pagano, che stigmatizza con una caricatura blasfema la fede di Alessameno, ma esistono voci discordanti che parlano di un effettivo culto per l’asino dei primi cristiani (onolatria). Rimandiamo tutto alla curiosità del lettore perchè numerose e contrastanti sono le ipotesi avanzate su questo famoso documento, che vanta una estesa bibliografìa.
L’immagine della venerazione tributata da Alessameno a un dio con la testa d’asino si propose all’attenzione di un osservatore di eccezione, Giovanni Pascoli, che nel 1903 compose un lungo componimento in latino (189 versi) dal titolo “Paedagogium”.

 

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