Donne resistenti

“Per questa ragione – racconta Liliana Cavani – ho voluto rivolgermi alle donne che dopo la guerra si ritirarono di nuovo all’ombra dei tradizionali lavori domestici, proprio perché in esse l’esperienza ha mantenuto una rozza freschezza. L’imborghesimento del dopoguerra ha cercato infatti di “ricoprire” la Resistenza come episodio sconveniente, specie nella classe dei “parvenus” del dopo, e i borghesi di prima tentarono di mettere la classica pietra sopra il passato, cercando l’alibi nella definizione di Resistenza come guerra civile, perciò fratricida, e l’alibi morale finiva per provare che la Resistenza era stata in fin dei conti vergognosa e i partigiani e le partigiane restarono per i borghesi “puliti” le persone che si erano “sporcate”, i banditi per così dire tali e quali li avevano definiti i tedeschi e i fascisti… Sicché si può parlare di “Resistenza al bando”, al bando dalla scuola italiana, al bando dall’opinione pubblica, al bando dalla considerazione degli educatori in genere. E così le nostre donne partigiane si vedono guardate spesso con scherno negli ambienti “sani e tranquilli”, guardate come “fanatiche” amanti dell’ avventura, e l’avventura viene presa quasi per una scappatella di gioventù, e quest’ ignoranza diffusa le ha spesso ammutolite e ferite profondamente”.
 Liliana Cavani (in “Orizzonti”, 4 aprile 1965).

Documentario realizzato dalla regista per la Rai nel 1965 in occasione del ventennale della Liberazione. Buona visione e buon 25 aprile!

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