“Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli”

Il nome di Evan Gorga suona familiare ai melomani per il suo ruolo di Rodolfo nella prima della Boheme, diretta da Arturo Toscanini, al Teatro Regio di Torino il 1 febbraio del 1896.

Quella prima ebbe un successo tale da giustificare ben 24 repliche nello stesso teatro ed a Genova fù addirittura necessario contenere, con misure di ordine pubblico, la folla entusiasta.

L’esordiente baritono nasceva il 6 febbraio del 1865 a Broccostella e il suo vero nome era Gennaro Evangelista Gorga. A Roma, pur frequentando l’istituto tecnico “De Mérode”, spesso si recava agli spettacoli del Teatro Apollo a Tordinona, lavorava anche come accordatore di pianoforti nel ben avviato negozio del fratello in via del Corso e decise, contrariando i suoi genitori, di iniziare la sua carriera di cantante lirico.

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Catolina con foto di scena di Evan Gorga alla prima al Teatro regio di Torino della Bohéme con Tieste Wilmant e Cesira Ferrani.

La storia del talentoso lirico, fin qui già notevole, lo diventa ancora di più in quanto Evangelista Gorga è anche legato ad una straordinaria vicenda del collezionismo italiano. Nel 1899, dopo nemmeno quattro anni di brillante carriera, smette di cantare e si ritira definitivamente dalle scene.

Con il ritiro dai palchi, Gorga si dedicò completamente alla creazione di una grande collezione che doveva poi diventare il “Museo di tutti i tempi” (o “Enciclopedico”); dilapiderà così il patrimonio suo e quello di sua moglie Loretta.
Gorga iniziò con gli strumenti musicali, arrivando a possederne circa mille pezzi in pochi anni; da questo nucleo originario, col tempo, la sua collezione divenne talmente grande da dover affittare dieci appartamenti comunicanti al numero 285 di Via Cola di Rienzo a Roma, fondando, in pratica, un Museo privato che comprese anche collezioni di antichità.

Le stanze della collezione Gorga

Le stanze della collezione Gorga, sulle mensole antefisse in terrecotta e molti pezzi ancora nei cassoni.

Durante la sua vita non mancarono certo i riconoscimenti: nel 1911 prestò parte della sua collezione alla Mostra Retrospettiva di Castel Sant’Angelo in occasione dell’Esposizione romana per il cinquantenario dell’Unità d’Italia e venne celebrato dalla politica del tempo quale grande filantropo e mecenate.
Proprio in quell’anno, il magnate americano John Pierpont Morgan, uno dei più ricchi collezionisti del XX secolo, visitò l’Esposizione romana e gli offrì due milioni di dollari per prelevarla in blocco; ottenne soltanto un rifiuto.
Gorga trattò con i maggiori antiquari romani: i Sangiorgi, i fratelli Jandolo, lo scalpellino Fabiani e i cavalieri Stefanoni e Rondinelli. Si dilettava anche nello scavo, frequentava terrazzieri, commercianti, perfino falsari. Nella sua collezione sono apparsi anche oggetti a suo tempo rubati dai Musei Capitolini.

Nei cantieri che “modernizzarono” Roma alla fine dell’800 e poi con gli sventramenti mussoliniani una quantità impressionante di reperti arrivarono sul mercato dell’epoca, in assenza di leggi di tutela che impedivano agli operai di impossessarsi dei reperti considerati di poco valore artistico in quanto frammentari.

Quella che iniziò come una collezione di strumenti musicali finì col raccogliere piccole statue votive, lucerne funerarie, affreschi, bozzetti, sculture antiche e moderne, vasi con scene fliaciche o maschere, documenti relativi alla musica e al teatro, terrecotte di Gian Lorenzo Bernini e di Alessandro Algardi, circa cinquemila libri, di cui 19 incunaboli (Aristotele, Ippocrate, Galeno) ed un centinaio di “cinquecentine“.

Gian Lorenzo Bernini, Angelo con il titolo 1667-68 Terracotta, cm 36,5x20x10,5  Provenienza: collezione Gorga (1948), già Cavaceppi (1760-70), poi Ferroni (1909).

Gian Lorenzo Bernini, Angelo con il titolo
1667-68
Terracotta, cm 36,5x20x10,5

Alessandro Algardi, san Nicola da Tolentino, 1652 ca, cm 36.2, Terracotta/ doratura, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia.

Alessandro Algardi, san Nicola da Tolentino, 1652 ca, cm 36.2, Terracotta/ doratura, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia.

Nel 1929, ormai sul lastrico, Evan Gorga cerca di stipulare una convenzione con lo Stato: le sue collezioni vengono “vincolate” e sottoposte a sequestro amministrativo, per evitarne lo smembramento. Tuttavia, solo vent’anni dopo, nel 1949, con la Repubblica, tale convenzione fu perfezionata e comprese il pagamento dei suoi debiti, l’istituzione di 10 borse di studio e fornendo al tenore un vitalizio minimo.

Da allora si cerca di catalogare, ricomporre, capire: praticamente tutto è disordinato, senza provenienza. I trasferimenti continui, durante e dopo la guerra, ne compromisero irrimediabilmente l’integrità; ad ogni trasloco qualcosa si rompeva o spariva: dai depositi di Villa Giulia a Caprarola alle soffitte di Palazzo Venezia e le cantine della Farnesina.
La raccolta, da lui donata allo Stato e composta da 180mila pezzi, è oggi dispersa: a Roma al Museo delle arti decorative, il Museo nazionale romano, il Museo universitario della medicina (formato quasi esclusivamente dalle sue raccolte) e anche buona parte di quello degli Strumenti musicali in Santa Croce in Gerusalemme (nella straordinaria raccolta di circa 2000 strumenti è possibile vedere il più antico cembalo pervenutoci, un raro pezzo risalente al 1537, una tromba da araldo costruita in occasione della canonizzazione di Santa Caterina da Siena ma anche pezzi da wunderkammer come un mandolino ricavato dalla corazza di un armadillo, uno strumento africano costruito sulla mandibola di una zebra).
I pezzi da lui raccolti sono oggi stati intercettati perfino in Tailandia, in Corea del Sud, nel Pakistan, presso il museo dell’università di Harvard, a Detroit, in alcune caserme della Guardia di Finanza, e forse in un centinaio di musei della Penisola.

Recenti studi hanno smentito la diceria che voleva Gorga solo un collezionista ossessivo e maniacale raccoglitore di oggetti. Dallo studio del suo archivio personale è stato possibile individuare un criterio nell’allestimento della collezione di strumenti musicali che coincide con quello elaborato nel 1914 da due musicologi tedeschi, Curt Sachs ed Erich von Hornbostel.

Anche per le collezioni archeologiche, cercò sempre di evitare le grandi opere scultore o vascolari, preferendo oggetti legati alla cultura classica in senso antropologico ed etnografico, prodotti di massa, anti-elitari.

Evan Gorga morirà a Roma nel 1957, a 92 anni, alcuni dicono ancora braccato da alcuni creditori.
Anche se non lesinava i metodi meno ortodossi per arricchire la sua raccolta, Evan Gorga è stato un personaggio unico: discusso, controverso, eccezionale, eclettico, estremo, un grande sognatore, forse il maggior collezionista, almeno quantitativamente parlando, che sia mai esistito.

Nel 2014 in palazzo Altemps si è tenuta una esposizione che ha riunito una piccola frazione di 1800 pezzi circa e che cerca di rimediare alla clamorosa poca fama del grande collezionista romano.

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